Uno spazio leggero e curioso dedicato agli aneddoti, ai retroscena e ai dettagli meno noti dell’opera di Pino Valenti. Piccole storie che svelano l’ingegno, lo stile e l’atmosfera delle sue produzioni.
Nel gennaio del 1955 Pino Valenti lascia Melilli e parte per Roma con una valigia piena di sogni, dopo gli anni difficili della guerra e gli studi di Architettura a Catania. Nei suoi Diari racconta il viaggio dal Sud verso la Capitale come un passaggio decisivo della propria formazione umana e artistica.
Pino Valenti, per i 600 anni dal ritrovamento del Simulacro di San Sebastiano, nel 2014, donò alla Basilica di San Sebastiano l’opera “IL MIRACOLO DELLO STENTINO” con la seguente dedicatoria: A Te che da lungo tempo hai insegnato alla nostra famiglia la custodia dell’Amore, devoti da sempre, doniamo questa mia opera, frutto di quella “appassionata…
Sono gli anni del liceo scientifico a Catania, dove eccelle nel disegno architettonico e a mano libera. Ma è uno studente inquieto, uno di quelli che non si lasciano imbrigliare. Era curioso e fuori dagli schemi, amava profondamente la classicità, il mito, la poesia e la storia dell’arte, particolarmente quella rinascimentale.
E’ l’alba del 10 luglio 1943. Ha inizio l’operazione Husky, con lo sbarco delle Forze Alleate lungo la costa sud-orientale della Sicilia. Come mosche su un favo di miele, centinaia di mezzi e navi da sbarco oscurano la Marina di Melilli. Agli occhi di un adolescente, questa oscura minaccia frammenta la dimensione della fanciullezza, l’idilliaco…
Pino Valenti nasce a Melilli nel 1930. Fin da bambino sviluppa un immaginario vivido, nutrito da racconti, esperienze quotidiane e primi impulsi creativi che trasformano il mondo che lo circonda in scena.
Nel 1940, a dieci anni, realizza il suo primo dipinto, un gesto istintivo che anticipa una vocazione destinata a maturare negli anni, prima che la guerra cambi ogni cosa.
La Fondazione Museo Pino Valenti da Melilli ricorda Enrica Bonaccorti attraverso alcune fotografie di scena dell’originale televisivo RAI Occhi di cane azzurro di Gabriel García Márquez, con regia e scene di Pino Valenti. Un frammento di quella stagione creativa della televisione pubblica in cui letteratura, teatro e linguaggio televisivo dialogavano tra loro.
Un ricordo intimo, fragile, più importante di una fotografia perché non ferma un istante ma lo attraversa. Un biglietto custodito per tutta la vita diventa il racconto di un legame profondo tra un padre e un figlio, oltre il tempo, oltre il ruolo, oltre le opere.
Nel 1968, tra le nebbie inglesi di Norfolk, nasceva la prima serie televisiva dedicata a Sherlock Holmes, con la regia di Guglielmo Morandi e le scenografie di Pino Valenti.
Per una bambina di quattro anni quel set divenne casa, scuola e avventura: un’esperienza vissuta come famiglia, tra rigore artistico, magia cinematografica e ricordi indelebili che oggi appartengono alla storia della televisione italiana.
L’esordio televisivo di Pino Valenti in una produzione Rai del 1961 ambientata nel periodo natalizio. Attraverso foto di scena e testimonianze dell’epoca, raccontiamo una televisione in formazione, dove la scenografia diventa parte viva del racconto.
Questa foto riapre la porta della vecchia RAI di via Cerda, a Palermo, dove la televisione era un mestiere fatto di menti, ingegno, collaborazione, lavoro di squadra e tempi millimetrici. Al banco regia, tra Pino Valenti e Anna Maria Gambineri, rivive un’epoca in cui ogni produzione nasceva dal calore umano prima che dalla tecnologia.