di Violante Valenti
Era il 1968. Nella Contea di Norfolk, tra le nebbie di Cromer, aveva il suo quartier generale la troupe che girò Le avventure di Sherlock Holmes. Si trattò della prima serie televisiva dedicata al romanzo di Arthur Conan Doyle per la regia di Guglielmo Morandi e le scenografie di mio padre.
Per i sopralluoghi, prima delle riprese, mio padre mancò a lungo da casa, lasciando a Napoli la mamma e me di quattro anni. Ne ebbe un profondo disagio, sebbene immerso felicemente nel suo universo artistico. Così, per le riprese, che prevedevano un periodo ancor più lungo, se si considera che furono girati più di diecimila metri di pellicola (l’ equivalente, allora, per girare più di due film), volle che andassimo con lui. Ci fu così il tempo di vivere insieme, come famiglia, la dimensione della sua arte che lui riusciva sempre a rendere per me occasione educativa, di crescita, di dialogo e di confronto. E fu così che, pur nel rigore assoluto del set, mi fu permesso di assistere alle riprese dei due episodi (La Valle della paura e L’ultimo dei Baskerville), pena l’esclusione definitiva al minimo disturbo. Fortunatamente (soprattutto per merito di mia madre) non fu necessario allontanarmi dal set, tanto che riuscii a ottenere il permesso di indossare il cilindro di Sherlock Holmes e di entrare nella suggestiva carrozza dei Douglas nel sinistro castello di Oxburg Hall, 200 km a nord di Londra, dove furono girati gli esterni de La Valle della paura.
Memorabile l’incidente accorso durante le riprese della scena dell’aggressione del mastino all’attore Paolo Carlini nell’episodio de L’ultimo dei Baskerville. Il cane-attore Roby, sapientemente addestrato, compì la scena con particolare vigore, spezzando con un morso il bastone che l’attore impugnava per proteggersi il volto. Furono attimi di terrore, immortalati per sempre sulla scena (buona la prima!) che non fu ripetuta per motivi di prudenza e sicurezza. Ricordo il terrore di Paolo dopo la ripresa! Paolo era adorabile: un romagnolo dal cuore generoso e dalla sensibilità fanciullesca. Per questo ero diventata la sua piccola amica. E mio padre mi insegnò quanto dura e rigorosa fosse la vita degli attori in tempi in cui il corpo e l’interpretazione attoriale erano senza filtri né infingimenti.
Fu così che la vita della troupe divenne, in così lungo tempo, quella di una grande famiglia con una serie di corse al brivido, avventure, momenti conviviali … vita da set tra solitudine, nebbie e magia … questo il mio ricordo infantile.
Negli studi televisivi del CPTV di Napoli furono poi girati gli interni, e anche lì la mano scenografica di mio padre diede vita, con la sapiente regia di Guglielmo Morandi, a una memorabile edizione che oggi è pura storia della Televisione Italiana.
- Radiocorrirere TV, n. 31, p.19
- Violante Valenti da bambina, davanti alla carrozza dei Douglas



