di Alessandro Valenti
Ci sono produzioni che appartengono a un tempo preciso e altre che, pur nate in un’epoca lontana, continuano a parlare con voce limpida. Piccolo amico è una di queste. Una favola televisiva ambientata nel periodo natalizio, trasmessa per la prima volta nel 1961 e replicata il 25 dicembre 1962, quando la televisione italiana era ancora un rito collettivo, quasi domestico, e il Natale entrava nelle case anche attraverso il bianco e nero.
Per Pino Valenti, allora trentenne, Piccolo amico segna l’inizio ufficiale dell’attività di scenografo per la Rai.
Firmò le scene di questa produzione diretta da Lelio Golletti, tratta dall’omonimo romanzo di William Cowen, nella riduzione televisiva di Raffaello Lavagna.
Un esordio che non ha nulla del timido apprendistato, ma che rivela già una visione chiara dello spazio scenico, capace di tradurre in immagini una narrazione fondata sulla delicatezza, sull’ascolto e sulla misura.
La produzione venne realizzata a Pizzo Falcone, in un momento cruciale per la Rai, mentre era ancora in costruzione il nascente Centro di Produzione di Fuorigrotta. Un contesto che racconta una televisione in formazione, fatta di soluzioni inventate, adattamenti continui e un forte spirito artigianale.
È lo stesso clima che abbiamo già raccontato in un precedente articolo del blog della Fondazione, dedicato al dietro le quinte di quegli anni.
Le foto di scena alla fine di questo articolo restituiscono con grande efficacia l’atmosfera di Piccolo amico. Gli interni domestici, l’aula scolastica, gli ambienti religiosi e il presepe natalizio sono costruiti con pochi elementi essenziali, ma organizzati con un equilibrio rigoroso. Ogni spazio accompagna i personaggi senza sovrastarli, suggerisce più di quanto mostri, creando un dialogo silenzioso tra scena e racconto. La scenografia non cerca l’effetto, ma la verità emotiva.
Anche la fotografia dell’articolo del Radiocorriere TV conserva oggi un valore documentario prezioso. Nel numero 52 del 1962, parlando della replica natalizia, la rivista sottolineava come Piccolo amico introducesse “una novità di temi gentili e delicati”, trovando “una esemplare formula nelle scene”. Un giudizio che, riletto oggi, colpisce per la sua precisione. Non si parla di scenografie come semplice cornice, ma come parte viva del racconto, capace di sostenere il tono morale e umano della storia.
Guardando le immagini di scena, si percepisce un Natale lontano da ogni retorica. È un Natale intimo, fatto di silenzi, di relazioni fragili, di una spiritualità discreta che passa attraverso gli spazi prima ancora che attraverso le parole. Un Natale che affida alla scena il compito di creare ascolto, raccoglimento, empatia.
In questo senso, Piccolo amico è anche un manifesto precoce del modo di lavorare di Pino Valenti. Un’idea di scenografia come luogo narrativo, non decorativo. Un’attenzione quasi architettonica allo spazio, che dialoga con i personaggi e con il ritmo del racconto. Una concezione della scena come strumento di verità, mai di sovraccarico.
Riproporre oggi questa produzione, a ridosso del Natale, non è solo un esercizio di memoria. È un invito a riscoprire un’idea di televisione capace di essere popolare senza essere banale, poetica senza essere astratta. Ed è anche un modo per rileggere gli esordi di un percorso artistico che avrebbe attraversato decenni di teatro, televisione e pittura, mantenendo sempre quella cifra di sobrietà, eleganza e profondità che già in Piccolo amico era chiaramente riconoscibile.
Nel tempo dell’eccesso e della velocità, tornare a queste immagini e a queste storie è, forse, uno dei gesti più autenticamente natalizi che possiamo permetterci.
- 1961 – Piccolo Amico – Foto di scena
- 1961 – Piccolo Amico – Foto di scena
- Radiocorriere TV, anno 39, n. 52, ERI, 1962, p. 61.




