Finita la Guerra, giunse il tempo della prima giovinezza e della ricomposizione della vita e dei ricordi. Si trattava di ricominciare e rialzarsi.
Il talento artistico di Pino Valenti iniziava fortemente a maturare in una fase intima e profonda.
Sono gli anni del liceo scientifico a Catania, dove eccelle nel disegno architettonico e a mano libera.
Ma è uno studente inquieto, uno di quelli che non si lasciano imbrigliare.
Era curioso e fuori dagli schemi, amava profondamente la classicità, il mito, la poesia e la storia dell’arte, particolarmente quella rinascimentale.
Comincia, intanto, anche quella particolare attenzione a volti, storie, uomini e donne della sua Melilli, che lentamente prendono forma dalla consuetudine del quotidiano per divenire quei personaggi che, nella sua maturità artistica , insieme a quelli del teatro e dell’immaginario, affolleranno i suoi dipinti, i suoi disegni e i suoi scritti.
Itanu l’orbu, violoncellista di strada, accanto alla Gueuse, variopinta come un’ artista circense, l’orologiaio pazzo, il corpulento Januni, i Pirriaturi, gli intagliatori di pietra, i testoni di cartapesta, e ancora storie di ladri di polli, di taverne, jurnatari e tanto altro ancora. Tutto si sedimenta in quegli ultimi anni di vita giovanile a Melilli, prima della partenza per Roma, segnando, nel tempo, il suo immaginario d’artista.
“Alla sensibilità lasciavo molta riflessione e lasciavo che si sedimentassero tutti gli insegnamenti che potevo prelevare in ciò che il tempo e il momento consentivano e che erano modi illusori che fluttuavano per lasciarsi osservare: comunicavano emozioni, riflessi della vita di quel tempo, della storia, accadimenti che lasciavano precisi messaggi e testimonianze. Don Giardina era capace di condurre i giovani a Cristo, ed era una difesa da qualunque attacco esterno. Si legittimava quanto di cristianità esprimeva la città, il popolo che solennizzava San Sebastiano e gli avvenimenti liturgici. Il tutto costituiva un testo connettivo in cui fortemente ci si inseriva.
Rappresentare qualcosa ci fa ritrovare l’infanzia e ritroviamo un universo altro… Pensare all’infanzia non è malinconia. Io l’ho imparato nel mio mondo professionale, dove dominano idealizzazione e illusione dei concetti, così come fu per i Greci il concetto dell’arte.
Vi assicuro che, quando mi è toccato affrontare la vita professionale ad alti livelli, mi è servita l’esperienza educativa e formale fornitami dal mio paese. Essa mi ha lasciato impronte nella coscienza”.
(Pino Valenti)

