Cunta la Cava – La pietra che respira
I vecchi del paese dicono che la pietra ricorda. Che ogni colpo di piccone lascia un segno non solo sulla roccia, ma anche nell’uomo che lo dà.
I vecchi del paese dicono che la pietra ricorda. Che ogni colpo di piccone lascia un segno non solo sulla roccia, ma anche nell’uomo che lo dà.
Tra il 1961 e il 1964 Pino Valenti afferma il proprio talento in RAI firmando le scenografie di produzioni come Piccolo Amico, Pel di Carota e Parole e Musica. Nel 1964 vince il concorso RAI ed entra stabilmente come scenografo progettista, contribuendo con il suo linguaggio visivo all’evoluzione della scenografia televisiva italiana.
Domenica 28 giugno 2026 la Pirrera Sant’Antonio di Melilli ospita “CAVEAT! Insoliti Ignoti”, un’originale esperienza che unisce visita guidata, teatro interattivo e gioco investigativo. I partecipanti saranno chiamati a raccogliere indizi, incontrare personaggi e risolvere un mistero nel cuore della Cava del Barocco.
Nel 1958 Pino Valenti entra alla Rai di Napoli, partecipando alla stagione pionieristica della televisione italiana. Tra scenografie, cartelli grafici, titoli e allestimenti per la Propaganda e Sviluppo, contribuisce alla diffusione del nuovo mezzo televisivo in Italia. Un’esperienza vissuta tra il garage di Pizzo Falcone e i primi studi televisivi. Una squadra di professionisti che avrebbero costruito il futuro della Rai.
Venerdì 19 giugno 2026 sarà presentata a Melilli la mostra “Dall’altopiano al fondovalle. Progetti per Melilli”, che raccoglie i lavori realizzati dagli studenti della Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio dell’Università di Catania. Un percorso tra ricerca, progettazione e valorizzazione del territorio.
Nel 1954 la critica riconosce il talento del giovane Pino Valenti, evidenziandone la capacità di fondere realtà e immaginazione. L’incontro con il regista Alessandro Blasetti nei teatri di posa di Cinecittà segna una svolta decisiva nel suo percorso. Nasce così la vocazione per la scenografia, destinata a diventare il centro della sua attività artistica e professionale.
Nel clima straordinario della Roma del Dopoguerra, tra via Margutta e via del Babuino, Pino Valenti costruisce la propria formazione artistica a contatto con protagonisti della cultura italiana come Renato Guttuso e Giulio Carlo Argan. Tra atelier, gallerie d’arte e fermenti intellettuali, nasce una pittura figurativa originale, capace di raccontare le inquietudini e le trasformazioni di un’intera epoca.
Nel gennaio del 1955 Pino Valenti lascia Melilli e parte per Roma con una valigia piena di sogni, dopo gli anni difficili della guerra e gli studi di Architettura a Catania. Nei suoi Diari racconta il viaggio dal Sud verso la Capitale come un passaggio decisivo della propria formazione umana e artistica.
Santinu aveva i capelli neri e ricci, una faccia larga, sempre arrossata, come se il vino gli fosse rimasto incollato nelle guance. Lo chiamavano “u Scavaturi”, non perché faceva il pirriaturi, ma per come mangiava.
Pino Valenti, per i 600 anni dal ritrovamento del Simulacro di San Sebastiano, nel 2014, donò alla Basilica di San Sebastiano l’opera “IL MIRACOLO DELLO STENTINO” con la seguente dedicatoria: A Te che da lungo tempo hai insegnato alla nostra famiglia la custodia dell’Amore, devoti da sempre, doniamo questa mia opera, frutto di quella “appassionata…