Conclusi gli studi e la formazione, lascia Roma e nel 1958 inizia a collaborare a contratto con la Rai di Napoli e, successivamente, per la Propaganda e Sviluppo, insieme al giovane Corrado Mantoni (considerato il primo conduttore ufficiale della radio italiana), settore ideato per pubblicizzare e diffondere la televisione che realizzava presso i cine-teatri della Campania allestimenti per le prime trasmissioni. Oltre a questo il giovane Valenti iniziò realizzando la grafica di cartelli e dei rulli dei titoli di presentazione delle prime trasmissioni. Veniva retribuito a riga.
“Realizzavo scritte, scene, di tutto, perché si lavorava insieme per iniziare. Un gruppo di giovani professionisti pionieri, proiettati in un sogno che si sarebbe concretizzato più avanti nel CPTV di Napoli. Era una sfida.”
Erano gli anni di potenziamento della struttura per volere dell’ing. Marcello Rodinò di Miglione, allora amministratore delegato, che volle fortemente la nascita del Centro di Produzione di Napoli. Proprio in quell’anno iniziarono i lavori di costruzione del Centro che sarà inaugurato il 7 marzo del 1963. Frattanto si andava in onda lo stesso dallo storico garage di Pizzo Falcone, dove in diretta andarono in onda alcune puntate di “Chissà chi lo sa”, trasmissione condotta da Achille Millo, tra i pionieri della diretta tv.
Nel 1959 Pino ritorna a Melilli per sposare la giovane Adele che, intanto, aveva lasciato Roma per attenderlo in Sicilia. L’obiettivo del lavoro in RAI a Napoli aveva imposto ai due giovani un cambiamento faticoso non privo di rischi, quello che più tardi Valenti definirà “un salto nel buio”. A Napoli sarebbero stati completamente soli dinanzi a una sfida esistenziale e professionale. Si sposano il 19 gennaio del 1959 nella Basilica di San Sebastiano. Una cerimonia semplice, e la sera il treno per Napoli.
Nel giugno del 1959, firma i costumi della prima serata trasmessa dalla Rai del Settimo Festival della Canzone Napoletana, per la regia di Mario Landi, facendosi notare per la scelta innovativa dei costumi. Miranda Martino cantò la canzone “Solitudine” indossando a pelle solo un impermeabile.
Continua il lavoro in Rai, dove l’attività di scenografo incomincia a prendere il volo.
“Era cosa ardua ottenere le profondità di campo in uno studio di circa 80 mq. (lo storico garage di Pizzo Falcone, dove ogni tanto, mentre si lavorava, entrava in scena la gallina della portiera) con le tipiche telecamere di allora con i quattro obiettivi rotanti (previsti per le singole diverse possibilità visive di inquadratura). Eppure in quello studio già insonorizzato per le esecuzioni delle orchestre Anepeta e Scarlatti, esordirono RobertoDe Simone e il trio Bennato,allievidi Zietta Liù, che curò la trasmissione de “Il nostro piccolo mondo”, spettacolo pomeridiano per bambini, a puntate e in diretta, per il quale disegnai i cartelli.
L’impegno in quello “studio” costituiva l’incipit e la palestra degli impegni realizzativi nel futuro centro di produzione. In questo piccolo locale ciascuno misurava il proprio talento, i propri sforzi, il credere in quello che si sarebbe poi realizzato, sperimentando avventurosamente il “fare televisione” in una sorta di laboratorio attivo che si offriva già agli spettatori.”

