di Fondazione Museo Pino Valenti da Melilli
Ci sono luoghi che custodiscono la memoria. Altri che sanno accogliere. E poi ci sono quelli, rari, capaci di fare entrambe le cose. È quanto è accaduto domenica 20 luglio 2025 alla Pirrera Sant’Antonio – Cava del Barocco, dove si è svolta una visita guidata straordinaria, pensata per superare ogni barriera e dare corpo a un’idea precisa: la cultura appartiene a tutti. E tutti devono poterne fare esperienza.
Promossa dalla Fondazione Museo Pino Valenti da Melilli, in collaborazione con l’Ente Nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi – ENS APS, Sezione Provinciale di Siracusa, l’iniziativa ha coinvolto un gruppo di persone sorde in un percorso immersivo all’interno della storica cava.
Un’esperienza unica nel suo genere, non soltanto per il valore simbolico, ma per la qualità dell’accoglienza offerta: grazie alla presenza di una guida specializzata e di un’interprete LIS, messe a disposizione dalla Fondazione, ogni tappa del percorso è stata pienamente accessibile, senza mediazioni forzate o semplificazioni.
Le parole della guida si sono trasformate in gesti, i silenzi della cava in suggestioni condivise, le rocce scolpite in un tempo remoto sono diventate ponte tra passato e presente, tra linguaggi diversi, tra mondi che, finalmente, si incontrano senza ostacoli.
Questa giornata non è stata un’eccezione, ma l’esempio concreto di un principio che guida ogni iniziativa culturale promossa da Melilli Terrazza degli Iblei: rendere accessibili i luoghi, i contenuti, le emozioni. Senza riserve, senza compromessi, senza esclusioni.
Per la Fondazione, accessibilità non è un termine tecnico né un dovere formale. È una scelta precisa, che si traduce in progettazione attenta, collaborazioni mirate, formazione e ascolto. È la volontà di costruire esperienze che parlino davvero a tutti, senza lasciare indietro nessuno.
Domenica, alla Pirrera, è accaduto questo: un pezzo di patrimonio culturale si è raccontato attraverso una lingua diversa, ma perfettamente comprensibile per chi sa guardare con attenzione e rispetto. Una dimostrazione che l’inclusione non è un’operazione a margine, ma il centro stesso di una visione moderna, civile e autenticamente umana della cultura.
E se la bellezza non ha bisogno di parole per essere riconosciuta, l’inclusività è ciò che permette a quella bellezza di essere vissuta. Da tutti.

