Si può pensare a tante primavere
posate in cima alla scala del mio paese,
fatta a penitenza di chi la sale …
là dove l’uomo posò balate a una a una…
(Pino Valenti da Melilli)
La Scalea detta Cento scale fu in parte costruita e in parte scavata nella viva roccia. La si percorreva a dorso d’asino o di mulo, su un carretto o a piedi.
Vi salivano e scendevano Pirriaturi, i cavatori di Pietra, braccianti che lavoravano i campi, lavandaie, pellegrini e processioni di Melillesi in preghiera, che portavano doni per celebrare i defunti, percorrendo il sentiero dal paese al cimitero. Solo i Livellatari, ovvero i borghesi che avevano ottenuto in affitto una parte della Cava, scendevano in calesse o a cavallo. L’ imprenditoria borghese, a Melilli, era la componente più vivace della classe sociale locale, si divideva in due grandi rami: da una parte, i liberi professionisti e i commercianti, dediti soprattutto al mercato, all’industria e all’istruzione; dall’altra, i proprietari terrieri.
A maggio, nel corso dei Festeggiamenti in onore di San Sebastiano, Patrono di Melilli, i devoti percorrevano la Scalea e sostavano oranti dinanzi all’ edicola votiva della Santa Cruci, da dove ripartivano alla volta di Melilli. Ma vi sostavano anche i mercanti, in cerca di grazie e protezione, prima di accedere al paese per i loro affari.
Così si giungeva alla Pirrera.

