Solitaria è la roccia antica,
avvolta d’aria e ombre,
dove non si distingue più
Religio e Natura.
Nel pensiero dimesso
si nasconde l’oscuro umore …
Cose dopo cose è buio e non c’è nulla …
Solitaria è la roccia antica …
(Pino Valenti da Melilli)
Immersa nel paesaggio agreste del territorio di Melilli nel settore nordorientale dei Monti Clìmiti, costituito da un massiccio calcareo-marnoso bianco conchiglifero del Terziario Superiore, la Pirrera Sant’Antonio, così chiamata dal nome della contrada Coste di Sant’Antonio, è un unicum nel panorama delle Cave a cielo chiuso di tutto il Mediterraneo.
Siamo in una massa rocciosa di calcare bianco, formatasi circa 27 milioni di anni fa, nota come Formazione dei Monti Clìmiti. Qui si è formata questa falesia, per deposizione e sedimentazione, sul fondo del mare, di resti di organismi viventi (gusci di molluschi, lische di pesci e alghe calcaree), il cui accumulo, nel corso di milioni di anni, ha dato origine a banchi di roccia potenti anche centinaia di metri. Tutto è poi emerso 11 milioni di anni fa, a seguito del sollevamento degli Iblei, a causa di fenomeni tettonici compressivi.
Il calcare di Melilli, compatto e bianco, dalla grana finissima, “la pietra calcarea forte” da taglio, era cavato dai Pirriaturi (i Cavatori di pietra). Lo scavo procedeva “seguendo le venature della pietra”, ovvero avanzando nella direzione in cui la roccia manteneva le caratteristiche desiderate, in ogni senso, dall’alto verso il basso o dal basso verso l’alto, con l’aiuto di cunei e tavole per precari ponteggi.
Così la Cava ha assunto uno sviluppo labirintico, con grossi pilastri, volte alte fino a 27 m., corridoi che superano i 280 m. di lunghezza, per un’estensione totale di circa 2500 mq.
Ampi corridoi si snodano nel cuore della montagna, in labirintiche gallerie sotterranee, intervallati da enormi piloni di sostegno di pianta irregolare, approssimativamente quadrata, risparmiati dai Pirriaturi per garantire la solidità degli ambienti.
L’attività estrattiva più intensa della Pirrera si verificò, di certo, dalla fine del XVII secolo in poi, cioè durante la fase di ricostruzione dei centri abitati distrutti dal devastante terremoto del 1693, che in pochi attimi mise in ginocchio tutto il Val di Noto, ovvero gran parte di città e paesi ricadenti nelle attuali provincie di Siracusa, Catania e Ragusa.
Fu necessario riedificare edifici civili e religiosi, semplici case e sontuosi palazzi, utilizzando la preziosa pietra bianca di Melilli.
Ma, quasi certamente, dalla Pirrera si estraeva già sin dal XV secolo, allorché si verificò un incremento non indifferente della popolazione con il relativo ampliamento dell’assetto urbano di Melilli, in seguito al ritrovamento prodigioso della statua di San Sebastiano.
Durante tutti i secoli seguenti si continuò a cavare pietra con una perfezione di esecuzione delle maestranze del tutto straordinaria, tanto da aver realizzato nell’Ottocento – con un’unica colonna, formata dalla fusione di stalattite e stalagmite – un’opera senza precedenti: l’Altare del SS. Sacramento in Chiesa Madre, fortemente voluto dal parroco di allora Sebastiano Vinci Gambino.
Il Campo base
Eravamo adolescenti e subivamo la guerra, mostro che genera se stesso e impone la propria ragione. Tutto è ostile intorno, anche se stupendamente bello … il paesaggio del Sud-est ti offriva una manciata di timo per il tuo sangue, per una ignota legge del compenso, che ancora non capisco, e rende i ricordi aguzzi …
(Pino Valenti da Melilli)
Sono le prime luci dell’alba del 10 luglio 1943. Ha inizio l’operazione Husky con lo sbarco delle Forze Alleate lungo la costa sud-orientale della Sicilia. Si tratta della seconda più imponente operazione offensiva organizzata dagli Alleati durante il II Conflitto Mondiale, la più vasta in assoluto nella zona del Mediterraneo. Una truppa britannica, appartenente alla Ottava Armata, comandata dal Generale Bernard Law Montgomery, si stanzia nella Pirrera di Melilli, che diviene campo base. Lo testimonia il soldato John Worsley, noto illustratore britannico, uno dei pochissimi artisti in servizio attivo durante la Seconda Guerra Mondiale. Le sue illustrazioni ritraggono scene di vita militare, documentando anche la presenza di materiale bellico all’ interno della Pirrera.
Il Giardino
Antichissime civiltà
Resero inni al culto della terra,
magnificarono il mito della vegetazione
per la quale si alternano le stagioni …
(Pino Valenti da Melilli)
Qui la melodia primordiale della terra ha generato l’ostinata bellezza delle vegetazioni spontanee, nutrite dalle linfe, dagli umori e dalle brezze del Mediterraneo. Vi sono il ficus selvatico, resistente all’ arsura, l’edera, amante del calcare, l’acanto, che adornò vesti e capitelli, la cornetta dondolina, con le sue corone floreali di piccole campanule che dondolano al vento, il bagolaro detto albero dei Rosari, e l’erba caprina dall’odore pungente, da cui viene estratto l’olio di San Giovanni. E ancora, lungo i pilastri della Cava, i cianobatteri, detti alga azzurra, chiamati macchie d’inchiostro, e la parietaria, detta “erba i ventu”.
Il corridoio del Cinema
E’ la drammaturgia della forma di cui si deve servire il Cinema, cercando l’emozione dell’intelligenza … Dove cominciano la realtà e la finzione, dove comincia l’emozione legata all’intelligenza, al comprendere, gli occhi sono più attrezzati quando la trovano …
(Pino Valenti da Melilli)
Luka è un film del 2023 diretto da Jessica Woodworth, un adattamento contemporaneo del romanzo Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati. Per alcune suggestive ambientazioni del film la regista ha scelto la Pirrera.
La trama segue Luka, un giovane soldato che arriva al Forte Kairos con l’ambizione di diventare un cecchino d’élite. Verrà però assegnato a compiti secondari, sotto un rigido codice di obbedienza. Il Forte, situato in una steppa desolata, vive nell’allucinata attesa di un’imminente invasione, in un clima di forte tensione drammatica.
Luka trova conforto nell’amicizia con Konstantin, un ingegnere radar enigmatico, e Geronimo, un soldato spensierato. L’addestramento militare è caratterizzato da rituali brutali e grotteschi, per un assedio surreale.
Girato in bianco e nero, in una forma visiva di grande impatto, il film si distingue per la sua messa in scena dettagliata, con ambientazioni che evocano una dimensione sospesa e indefinita. Jessica Woodworth ha lavorato meticolosamente per creare un’atmosfera di forte tensione onirica. Geraldine Chaplin interpreta il comandante del battaglione, aggiungendo profondità al cast.
Il film, una grande coproduzione europea, è stato proiettato in anteprima mondiale al Festival Internazionale di Rotterdam 2023.
In questo corridoio si conserva traccia dell’allestimento, un lungo tavolo di scena, che l’umore rarefatto del luogo ha ormai assorbito nel suo ventre antico come un segno di futura appartenenza …
Saletta geologica
… E torna l’ideale scenario occulto dove agivano artigiani intagliatori di quella tipica pietra bianca, materia per il Barocco … Don Raimondo da Burgos (mastru Ramunnu), maestro di ornamenti a intaglio, venuto apposta dalla vecchia Castiglia, visitò anche Melilli, attratto dalla duttilità scultorea della pietra bianca e vi insegnò l’intaglio di altane e modiglioni che caratterizzano il paese …
(Pino Valenti da Melilli)
Siamo nel cuore geologico della Pirrera.
Si tratta di rocce organogene, nello specifico di calcareniti biancastre polverulenti a microfaune con livelli marnosi, appartenenti alla Formazione dei Monti Clìmiti.
La presenza dei livelli marnosi (calcare e argilla) ha reso questa roccia particolarmente apprezzata: è bianca, con pochi macrofossili, resistente, compatta, ma anche facilmente lavorabile allo scalpello.
Osservate i meravigliosi rosoni in diversi punti della cava, formazioni concentriche generatesi con la stessa roccia, durante il processo di diagenesi. Potrebbe trattarsi di slump, deformazioni spaziali dei normali strati (originariamente orizzontali) a seguito di correnti o frane sottomarine, che vengono poi registrate dalla roccia una volta diagenizzata, o forse di tsunamiti (processo simile a quello precedentemente descritto, ma dovuto al verificarsi di onde di maremoto).
Grazie alle spedizioni, la presenza della pietra bianca di Melilli è ampiamente attestata, oltre che nei paesi limitrofi (Augusta e Sortino, in primis, ma anche a Villasmundo e Priolo, oltre che a Canicattini Bagni) anche a Siracusa, a Catania a Messina, soprattutto durante le fasi di ricostruzione della città dopo il terremoto del 1908, e, inoltre, a Genova e Milano.
In molti contratti di cantieri siciliani per l’edilizia degli anni Venti del Novecento, si fa riferimento alla scelta di «calcari concrezionati del territorio di Siracusa a Melilli».
Qualche anno più tardi, la pietra bianca di Melilli sarebbe stata anche utilizzata per la ricostruzione del ponte ferroviario tra Augusta e Priolo, crollato nel 1908 in seguito a persistenti piogge.
Nel caso di esportazioni lontane, queste avvenivano o su binari (grazie alla stazione Priolo-Melilli, lungo la strada ferrata Siracusa-Catania), oppure su imbarcazioni, sfruttando la vicinanza del porto di Augusta.
Dagli anni Quaranta dell’ Ottocento fu possibile anche percorrere le pubbliche strade, finanziate, per volontà regia, da Ferdinando II.
Con decreto 17 dicembre 1838, fu approvato il tratto stradale provinciale da Catania a Siracusa, passante per Lentini, Villasmundo e Melilli, a cui si aggiunse la traversa per Augusta. Di poco posteriore, si approvò prima la strada comunale Melilli-Sortino e poi il collegamento Melilli-Priolo.
Ma è nelle facciate di Chiese e Palazzi che è possibile ammirare la plurisecolare eccellenza di esecuzione delle maestranze di Melilli. Nella seconda metà del XIX secolo si modificò di sana pianta l’austero Convento delle Suore Benedettine, sottraendolo all’ordine religioso con le leggi eversive del 1866-67 e mutandone la destinazione d’uso, adibendolo a Municipio.
In quell’occasione Pirriaturi e Scalpellini diedero testimonianza della loro alta specializzazione, seguendo il progetto dell’ingegnere Spagna. Nei primi del Novecento, per volontà dell’Amministrazione comunale dell’epoca, in accordo con i Rettori della Basilica di San Sebastiano, i Pirriaturi sbancarono la parte meridionale della montagna che si affacciava sull’allora angusta Piazza San Sebastiano, raddoppiandone sostanzialmente la capacità.
La finitura dei blocchi e la caratterizzazione stilistica con elementi decorativi avveniva in paese, nelle botteghe degli Scalpellini (soprattutto nei vari rami delle Famiglie Annino, Aresco e Misenti). Questo secolare patrimonio di conoscenze oggi è stato ereditato da due valenti giovani: Sebastiano Bafumi e Antonino Caltabiano.
I Cavatori della Pirrera
Uomini arsi
spiccano contro il chiarore
che sembra un prodigio,
ignari
scrivono su un muro bianco
la loro presenza
in un ciclo di vita
che fatalmente
la morte cancella …
(Pino Valenti da Melilli)
Generazioni di uomini, per più di 250 anni, hanno scavato, sbozzato, intagliato blocchi di pietra, stipati in spazi angusti, al gelo, nella calura, tra la polvere e su ponteggi a decine di metri da terra. I blocchi venivano estratti dalla Pirrera con tecniche antichissime, secondo un’esperienza tramandata da padre in figlio e maturata in almeno due secoli e mezzo di incessante lavoro.
La tecnica consisteva nell’eseguire delle “trinche” (tracce), dello spessore di un piede, sulla parete da cavare. In tal modo il Pirriature poteva picconare per circa mezzo metro all’interno della parete, ricavando quattro facciate del blocco. Poi inseriva dei paletti in legno (detti cugni) nelle trinche, che venivano imbibiti d’acqua, che ne causava l’espansione e, dopo tempo, il distacco del blocco che ricadeva sulla trinca inferiore. Il blocco veniva così estratto, sommariamente sbozzato e ripulito. Veniva allora caricato sui carramatti e trascinato fuori con l’ausilio di muli. All’interno della Cava ognuno svolgeva un proprio compito: scelta, nella parte assegnata in affitto, della parete da attaccare; allestimento delle impalcature (i Ponteggisti); esecuzione dei fori da taglio sul fronte della Cava; disgaggio dei blocchi; spostamento, da una parte all’altra della Pirrera, dei blocchi e dei residui della lavorazione; squadratura e successiva separazione degli inerti; smaltimento delle acque e dei fanghi residui; manutenzione delle attrezzature; messa in sicurezza; stoccaggio nel pianoro antistante; caricamento della materia prima sui mezzi di trasporto.
In assenza di malte cementizie veniva prodotto un miscuglio di sabbia e calce ricavato dalle scaglie di risulta. Le raccoglievano i bambini, i Cufuneddi spetrari, in ceste intrecciate con mancioni d’ulivo o melograno.
Al cibo dei Pirriaturi pensavano, all’alba, le rispettiva Famiglie; all’acqua, invece, erano addetti i più giovani, gli Acquaroli.
Per quanto riguarda una delle Famiglie storiche dei Livellatari della Pirrera, è possibile ancora oggi leggere un’iscrizione in stampatello maiuscolo: Angelo Annino. Non di rado poteva accadere che la parte della Pirrera, scelta o ottenuta in appalto dai Livellatari, non producesse materiale di prima qualità: in tal caso potevano verificarsi veri e propri fallimenti di imprese e società.
L’assegnazione di una parte della Cava avveniva secondo un incanto a offerte segrete scritte.
Poi, il lavoro di fino avveniva all’interno delle botteghe. Le mani anonime degli scalpellini compivano, infine, il prodigio di trasformare i grossi blocchi in strutture decorative.
Graffiti
… Vidi la lunghissima strada bianca, polverosa, oramai morta, uccisa dal sole rovente, dove lo scirocco aveva sepolto per sempre le impronte dei piedi nudi di quella processione di anime andate chissà dove, vissute chissà per quanto tempo…
(Pino Valenti da Melilli)
I Pirriaturi la loro piccola storia silenziosa l’hanno lasciata scritta sulle pareti. Potete leggerli lì i loro nomi, quelli delle famiglie assegnatarie di un’area (i Livellatari), le misure dei blocchi. Ma altri ancora vi iscrissero la loro piccola storia. Sono visibili epitaffi elettorali di vari schieramenti politici, come al simbolo del fascio littorio il contrapposto invito a votare al Senato, durante le elezioni del 18 aprile 1948, per il concittadino liberale Giambattista Rizzo.

